Parola di Don

di don Lorenzo Stefan

12 giugno 1993
“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12,9)

Quando venticinque anni fa, in preparazione all’ordinazione sacerdotale, ho pensato ad una frase significativa per l’immaginetta della prima S. Messa, ho ritenuto opportuno scegliere questa frase di S. Paolo ai Corinti. Proprio come Paolo anche io mi accingevo a svolgere un compito che mi vedeva decisamente impreparato. Per quanto tu possa aver studiato ed esserti preparato, l’ingresso nel ministero sacerdotale è sempre un’avventura ricca di novità, emozioni e contrattempi. Sarebbe riduttivo dire che si passa dalla teoria alla pratica, ma credo che il contatto con la pastorale reale e ordinaria chieda in qualche modo un assestamento, un prendere le misure. Ho sentito tutta la sproporzione del compito che mi veniva affidato; solo un affidamento cieco alla grazia di Dio mi ha permesso di muovere i primi passi e poi di continuare l’esercizio del mio ministero. Ho scoperto come la debolezza umana, lungi dall’essere un ostacolo, diventa invece un veicolo prezioso della Parola di Dio e della sua presenza se si ha il coraggio di porla nelle sue mani. La fotografia della mia prima immaginetta rappresenta una croce situata in Terra Santa. Non avrei mai immaginato quanto questa terra sarebbe diventata significativa all’interno della mia spiritualità e dell’esperienza pastorale.
Ho sperimentato la “debolezza dell’attività pastorale” ogni volta in cui ho pensato di proporre qualcosa che io ritenevo necessario, ma che la storia ha rivelato poi essere decisamente relativo. Ho vissuto la “debolezza della carne” quando, nel 1996 due volte e poi nel 1997 e nel 1999, sono stato ricoverato in ospedale. Nonostante questo la grazia di Dio ha lavorato e l’ha fatto abbondantemente.
Dio si è servito di alcune persone che ha posto nella mia vita come compagni di viaggio e che sono state importanti per la mia crescita. Non posso ricordare qui tutti coloro con i quali si è instaurato un bel rapporto di amicizia, perché non è questo il luogo adatto; essi sanno e ricordano con gioia le esperienze condivise. Mi fa piacere però citare e ringraziare almeno alcune di queste persone.
Anzitutto devo rendere grazie alla mia famiglia, che in tutti questi anni ha sostenuto con generosità e disponibilità non solo la mia persona, ma anche l’attività pastorale nelle comunità dove mi trovavo. Papà Alessandro, mamma Rosetta e mio fratello Paolo mi hanno sempre sostenuto e aiutato, e di questo rendo grazie a loro e al Signore.
Nei primi anni di attività pastorale ho incontrato don Giampiero Borsani, il mio primo parroco. Da lui ho imparato molto: la sua capacità di stare con le persone, e di fare in modo che la fede non fosse qualcosa di astratto ma di estremamente legato all’esperienza umana, mi ha segnato in profondità. Con lui ho mosso i primi passi nel ministero sacerdotale ed ho sentito forte la sua vicinanza umana nei momenti della fatica e in quelli della gioia. La comunità cristiana di Calderara, unica nel suo genere, è stata per me un dono del Signore.
Dal 2004 sono stato poi coadiutore a Turate. Mi sono trovato in una parrocchia e in un oratorio molto diversi rispetto a quelli precedenti: ho dovuto con gioia intraprendere un itinerario che mi ha portato a cambiare un po’ il mio essere sacerdote. Anche Gesù in qualche modo compiva ogni giorno questo esercizio, avendo la parola giusta per ogni persona che incontrava. Ho la gioia di poter ringraziare le molte persone, giovani e adulte, con le quali ho condiviso esperienze importanti che hanno lasciato amicizie significative. A Turate ho incontrato don Maurilio Frigerio, con il quale sono riuscito a trovare una sintonia pastorale e personale che non temo di poter definire amicizia. Con lui e con i laici ho condiviso la straordinaria, seppur faticosa, esperienza della costruzione del nuovo oratorio. Punti di vista diversi e suggerimenti per il bene comune non sono stati un ostacolo, anzi si sono rivelati essere il nostro punto di forza. Ringrazio di cuore don Maurilio per la collaborazione e per l’amicizia che ci lega.
Ora da due anni sono a Cesate come parroco delle parrocchie di SS. Alessandro e Martino e di S. Francesco. Il passaggio dall’esperienza del coadiutore a quella del parroco è stato decisamente complesso: il cambio di ruolo ha portato con sé una modifica dell’attività pastorale che, sebbene non sconosciuta, si è rivelata essere molto diversa. Ringrazio di cuore don Achille Fumagalli per il sostegno e l’aiuto che mi ha offerto nei primi mesi del mio ministero sacerdotale qui a Cesate.
Mentre ringrazio di cuore tutte le persone che mi sono state accanto in questi anni, chiedo una preghiera 

perché, come diceva la mia nonna, il Signore possa tenermi una mano sulla testa.
Oggi, dopo venticinque anni di sacerdozio, mi ritrovo a scegliere un’altra frase significativa per il mio ministero. Ho scelto la frase del salmo 16 perché credo sia importante per me ora rimettermi ogni giorno in ascolto di una parola, quella di Dio, che mi indichi con certezza il percorso da compiere personalmente e la meta verso la quale guidare il popolo di Dio che mi è stato affidato. Proprio per questo ho scelto l’immagine di una debole traccia nella neve: oltre a rappresentare bene la mia passione per la montagna essa rivela che non sempre è facile trovare la traccia da seguire, e che è quindi necessario prestare attenzione e lasciarsi aiutare.

12 giugno 2018
“Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra” (Sl 16,11)

   

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