Parola di Don

Il "Padre nostro" all'apparenza sembra una preghiera semplice, a volte scontata, a memoria... pronta per ogni occasione.
Le parole scorrono via leggere, quasi senza peso, semplicemente per pronunciarle e per assolvere a chissà  quale "precetto".

Questa preghiera, la più antica del mondo cristiano padrenostro(proprio perchè insegnata e recitata da Gesù stesso) racchiude in sè un tesoro prezioso che si nasconde nelle parole più conosciute e recitate al mondo.
Sarebbe bello fermarci e meditare passo per passo ogni singola espressione, ma volevo semplicemente lasciarvi dei pensieri e condividere con voi, amici e collaboratori, delle riflessioni che possono aiutarci a vivere meglio il nostro essere discepoli di Gesù a servizio della sua Chiesa.

Innanzitutto il "Padre nostro" è una scuola di preghiera... nasce da una richiesta dei discepoli: insegnaci a pregare e da un insegnamento specifico di Gesù stesso: quando pregate dite (versione di Luca 11).
In queste settimane, meditando queste parole ed espressioni ho riscoperto che questa "semplice preghiera" è anche una vera e propria scuola di vita per chi vuole essere discepolo vero di Gesù.

E' sempre bello iniziare la recita del Padre nostro con il termine Padre, che dice una figliolanza, un obbedienza un amore ricevuto e un accompagnamento costante e forte da parte di Dio. Sembra pronunciato con un tono confidenziale e come un figlio che si fida e si mette nelle mani del padre, di Dio che ci conosce e ci accompagna. E' bello nella nostra vita cristiana di tutti i giorni e nel vivere il servizio nei nostri Oratori e nelle nostre Parrocchie riscoprirci parte di un "progetto" che inizia da Dio e a lui deve sempre rivolgersi. Ed è ancora più bello vivere e condividere tutto questo con il termine "nostro": la fede che viviamo non è isolata, il servizio che noi prestiamo non è per una nostra idea. La Chiesa è la nostra famiglia, è il luogo della nostra santità che si sviluppa nella vita comunitaria come momento forte e indispensabile, anche se carico di fatiche e lentezze che a volte ci appesantiscono il cuore.

padrenostro1Il cristiano che vive il "Padre nostro" è colui che ha la priorità : che "venga il regno di Dio".
Certo si è sempre occupati e preoccupati per tante cose, anche legittime, ma l'obiettivo è portare Dio nella vita di ogni uomo, di ogni ragazzo di ogni situazione. Occorre recuperare il fine di ciò che facciamo e soprattutto per chi lo facciamo...
Non ci capiti che per l'appagamento personale o per la voglia di fare bene ciò che pensiamo tr
ascuriamo la "volontà  di Dio".
Proprio l'ascolto e l'attuazione della volontà  di Dio è a volte la croce della nostra testimonianza. La tentazione è usare "solo" il nostro pensiero, il nostro modo di misurare e progettare, dimenticando che il "servizio alla Chiesa" è obbedienza al comandamento di Dio: "fate questo in memoria di me".
Non è sempre facile fare la sua volontà , obbedire alla sua "legge di amore e di misericordia", quando soprattutto dobbiamo portare i pesi dell'incomprensione, della poca riconoscenza, dell'aridità  dei risultati.
Per vivere in pienezza il Padre nostro occorre avere il c
uore di Dio e chiedere la grazia di guardare agli altri e al futuro con gli occhi pieni di fiducia, di speranza e di misericordia (tutte caratteristiche del modo di amare di Dio stesso).
paneAllora la nostra vita sarà  coerente e capace di servire Dio e i nostri fratelli "come in cielo e così in terra", cioè in ogni luogo e in ogni situazione.
Non siamo discepoli part-time, o solo in determinati luoghi o circostanze. La vita cristiana si sviluppa nella totalità  delle situazioni: non esiste pubblico e privato, perchè si vive sempre alla presenza di Dio e in comunione con Lui.

La seconda parte del Padre nostro a me piace molto perchè ci dice la semplicità  ma anche l'intensità  di essere discepoli e figli di Dio. La richiesta del pane quotidiano dice il desiderio della presenza di Dio nel nostro semplice ma vero quotidiano: abbiamo bisogno di lui per vivere ogni giorno in pienezza, abbiamo bisogno del suo amore, della sua misericordia per essere capaci di "dono", di "servizio" per gli altri.
amenNon dobbiamo cadere nella tentazione che basti la buona volontà : per amare veramente, per servire in pienezza serve Dio, e dalla comunione con lui possono nascere, nel nostro ordinario, cose davvero straordinarie.
Allora, come ci invita la conclusione della preghiera insegnataci da Gesù, rifiutiamo il Male come soluzione dei problemi! Rimarchiamo la forza del bene, che passa attraverso il perdono, il servizio, la pazienza... la croce!
E' la croce la misura più grande dell'Amore... è lì che si vede ciò che è vero e ciò che è solo convenienza e abitudine.
Che il Signore ci allarghi il cuore e che in questa Pasqua ci faccia capire fino a che punto ci ama: solo così saremo capaci di amare come lui e di servire i nostri fratelli nella gioia e come uomini e donne di "speranza".

Don Achille