Parola di Don

"Un giorno di molto tempo fa, in Inghilterra, una donnetta infagottata in un vestito lacero percorreva le stradine di un villaggio, bussando alle porte delle case e chiedendo l'elemosina. Molti le rivolgevano parole offensive, altri incitavano il cane a farla scappare. Qualcuno le versò in grembo tozzi di pane ammuffito e patate marce. Solo due vecchietti fecero entrare in casa la povera donna.
«Siediti un po' e scaldati», disse il vecchietto, mentre la moglie preparava una scodella di latte caldo e una grossa fetta di pane.
Mentre la donna mangiava, i due vecchietti le regalarono qualche parola e un po' di conforto.
Il giorno dopo, in quel villaggio, si verificò un evento straordinario. Un messo reale portò in tutte le case un cartoncino che invitava tutte le famiglie al castello del re. L'invito provocò un gran trambusto nel villaggio, e nel pomeriggio tutte le famiglie, agghindate con gli abiti della festa, arrivarono al castello. Furono introdotti in una imponente sala da pranzo e ad ognuno fu assegnato un posto.
Quando tutti furono seduti, i camerieri cominciarono a servire le portate. Immediatamente si alzarono dei borbottii di disappunto e di collera. I solerti camerieri infatti rovesciavano nei piatti bucce di patata, pietre, tozzi di pane ammuffito. Solo nei piatti dei due vecchietti, seduti in un angolino, venivano deposti con garbo cibi raffinati e pietanze squisite. Improvvisamente entrò nella sala la donnetta dai vestiti stracciati. Tutti ammutolirono. «Oggi - disse la donna - avete trovato esattamente ciò che mi avete offerto ieri». Si tolse gli abiti malandati. Sotto indossava un vestito dorato. Era la Regina. "
( Bruno Ferrero)

mrosa100Questo racconto mi ha sempre incuriosito, non tanto per la sorte dei commensali che non avevano riconosciuto la "regina", ma per la semplicità  con cui i due anziani avevano accolto e ascoltato lo strano ospite arrivato dal nulla.
Nei nostri Oratori si vive quotidianamente la grande logica nel servizio, come educatori, catechisti, animatori, allenatori e collaboratori.
Si fa molto e tanto, ma a volte questo fare si tramuta in nervosismo, stanchezza e sfiducia.
Ma come mai a volte il servizio non è accompagnato dalla gioia?
Ho fatto alcune riflessioni che vorrei condividere.
Innanzitutto il nostro servizio deve partire da "per chi lo facciamo".
La risposta sembra scontata: per i ragazzi... ma non basta.
Noi siamo "servitori" per vocazione; Gesù ci chiama ad essere suoi amici e quindi persone che si mettono a servizio della sua volontà , della sua Chiesa, in nome suo.
Se ci fermiamo alla nostra buona volontà  certo faremo cose belle, ma non riusciremo a vincere alcuni ostacoli che si superano rimanendo obbedienti a Dio e accettando la situazione in nome suo.

Un altro atteggiamento che dovremo sempre riscoprire è l'accoglienza.
Sembra un atteggiamento semplice e assodato, ma non è così!
Accogliere è difficile perchè significa "fare posto all'altro", significa spostarsi e non stare sempre al centro.
Se il servizio è condiviso, se è vissuto nell'accoglienza degli altri, anche di quelli che non riteniamo in grado di fare come facciamo noi, allora tutto si trasforma e l'invidia non entrerà  nei nostri luoghi educativi.
E' difficile fare spazio, ma è l'unico modo per rendere più ricchi i nostri Oratori.

Un altro testo provocatorio a questo riguardo, è tratto dagli scritti di Mary Gales Ryian.

cuoreDio in principio si mise da parte, e così ebbe inizio il mondo.
Questo è il segreto dell'amore:
mettersi da parte.
Se puoi, cerca soprattutto
di metterti da parte.
Chiedi per te
solo un piccolo angolo nel tempo.
Metti confini al tuo volere,
e guarda come fiorisce un mondo.

Mi piace rileggere questo testo non come invito a mettersi da parte, ma come sollecitazione a capire che ognuno deve occupare il posto per cui Dio l'ha creato, accogliendo l'altro come occasione di bene e di ricchezza e permettendo all'altro di offrire il suo contributo, unico e irripetibile.
Allora i nostri Oratori saranno più ricchi di colore, di persone e di "diversità " che renderanno ogni situazione sempre nuova e colorata.
Solo in questo modo il nostro servizio sarà  veritiero e porterà  davvero tanto frutto.
Facciamo riscoprire a noi, ai ragazzi a tutte le famiglie che il "di più" che c'è in Oratorio nasce dal saper accogliere con cuore sincero e gioioso.

Don Achille