Parola di Don

di don Lorenzo Stefan

Quando si parte per un pellegrinaggio spesso si è soliti dire: “Vado a…”. Così, quando abbiamo proposto il pellegrinaggio in Terra Santa, abbiamo annunciato che saremmo “andati” a visitare i luoghi che hanno visto la vita di Gesù di Nazaret. Andare porta sempre con sé anche il lasciare: si lasciano la propria casa, le proprie abitudini, i propri amici e il proprio lavoro per recarsi a visitare una terra che non è la propria. In questa terra si gustano tutte le cose diverse che ci sono rispetto a ciò che normalmente troviamo a casa nostra. Persone, colori, suoni… tutto risulta essere nuovo e oggetto di curiosità da parte del visitatore. Ci si immerge in un mondo che non ci appartiene, cercando di comprenderlo e di carpirne i segreti più profondi. Quando si fa un viaggio la curiosità si acuisce e le migliaia di foto scattate serviranno poi, una volta tornati a casa, a ricordare un paese che abbiamo visitato e che non è comunque il nostro.
Il pellegrinaggio in Terra Santa, tuttavia, in qualche modo non rientra in questa categoria di viaggi. Infatti, mentre per tutti gli altri possiamo con onestà affermare “Vado a…”, per il pellegrinaggio in Terra Santa possiamo anche dire “Torno in Terra Santa”. Il pellegrino, anche quando si reca lì per la prima volta, può con grande gioia dire che torna in un luogo che in qualche maniera gli appartiene da sempre. Il credente è certamente spinto dalla curiosità di vedere per la prima volta quei luoghi, ma questi hanno la straordinaria capacità di farlo sentire a casa, perché evocano fatti che già appartengono alla sua storia. La nostra fede si fonda su fatti concreti e storici che l’hanno fondata e la alimentano; la visita di quei luoghi diventa allora occasione per riprendere in mano brani di Vangelo o dell’Antico Testamento, che da sempre hanno alimentato la fede del pellegrino. Così, se è vero che c’è un aspetto di novità e di curiosità umana nel pellegrinaggio in Terra Santa, è anche vero che il credente si reca in un luogo che da sempre può definire come la sua casa.
In questo quarto pellegrinaggio che ho vissuto nella terra di Gesù, ho sentito forte l’emozione del “tornare a casa” andando in quel luogo.
È una terra che porta dentro di sé mille contraddizioni. I luoghi del principe della pace non appaiono come lo spazio dell’incontro, ma come il terreno dello scontro a livello sociale, politico e religioso. Ferisce sempre vedere come questi luoghi abbiano fornito agli uomini il pretesto per litigare e per odiarsi vicendevolmente. Eppure, anche in questo contesto non mancano segni importanti di speranza. I cristiani, ormai meno del 2% in Terra Santa, cercano di vivere il Vangelo di Gesù ancora oggi nonostante le mille fatiche della convivenza con altre religioni. A livello politico due popoli come gli ebrei e i palestinesi faticano a cogliere punti di comunione e di convergenza; anche in questo ambito, però, troviamo segni compiuti dagli uomini di buona volontà che cercano sempre di incontrarsi evitando gli scontri.
Alcune persone che si sono recate in pellegrinaggio per la prima volta hanno vissuto sulla loro pelle la fatica del non poter pregare agevolmente nei luoghi che ci sono più cari. Le folle di gente maleducata e irrispettosa, a volte nemmeno interessata al luogo visitato, certamente non aiutano l’esperienza della fede. Altri invece sono rimasti stupiti del fatto che i luoghi santi siano stati più volte distrutti e ricostruiti, fino a diventare quasi irriconoscibili rispetto a quanto narrato nei Vangeli. La nostra guida, Khoury Salim, ci ha aiutato a comprendere come possiamo recuperare ciò che maggiormente ci sta a cuore grazie a tre fattori: l’archeologia, la tradizione scritta e la tradizione orale. Questi tre elementi ci aiutano ad individuare i luoghi con una buona approssimazione; in ogni caso ogni luogo visitato richiama un evento importante della nostra fede, ed è su quell’evento che si basa il nostro credere.
Sono poi rimasto colpito quando Salim ha confidato ad alcuni di noi che, dopo aver trascorso alcuni anni lavorando in Italia e guadagnando discretamente bene, ha deciso di lasciare l’Italia per “tornare a casa”. La scelta di vita di aiutare i pellegrini a gustare la ricchezza di quei luoghi mostra la capacità di compiere scelte importanti in base ad alcune priorità.
Ora siamo tornati a casa. La visita di quei luoghi ci permetta di sentirci maggiormente a casa nell’esperienza della fede. Comprendere meglio brani di Vangelo, poter pregare con più attenzione, approfondire la nostra fede … questa è la nostra casa. Spero di cuore che il pellegrinaggio sia servito soprattutto a questo scopo.
In realtà non posso dire se sono andato e poi tornato, oppure se sono tornato e poi andato. Infatti andare in Terra santa è sempre un tornare alle radici della propria esperienza di fede.